Facciamo chiarezza: Yoga e fibromialgia.

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MOVIMENTO

L’indicazione che vi sentite dare da tutti i medici e operatori è di  fare almeno 30 min di movimento al giorno. Nella condizione di fibromialgia, il movimento che più viene consigliato e che ha un’evidenza scientifica è il movimento aerobico.  Di fatto è difficilissimo per una persona con dolore, stanchezza e rigidità riuscire ad essere costante nel movimento. Infatti i tentativi di cominciare un allenamento costante possono essere molti ma molto spesso fallimentari per la difficoltà e l’esacerbarsi della sintomatologia. Molto spesso mi sento dire da donne con fibromialgia che dopo essere andate in palestra  la situazione è enormemente peggiorata tanto da aumentare la paura di muoversi e lo stato di depressione e mancanza di fiducia. Il movimento provoca spesso un aumento del dolore e questo è alla base di uno dei più dannosi circoli viziosi messi in atto da chi soffre di dolore cronico. La persona tende ad evitare il movimento per evitare l’aumento del dolore ed entra in un atteggiamento di evitamento. L’evitamento in un primo momento serve perché il dolore non viene evocato, ma diventa controproducente nel lungo periodo perché ogni volta interviene anche la paura e l’ansia e si riducono sempre di più spazi di movimento e di azione, una limitazione della vita, delle relazioni con gli altri. La paura-evitamento, la paura del dolore è alla base dello sviluppo e mantenimento del dolore cronico. La paura del dolore si basa sulla convinzione del paziente che il dolore rappresenti un segnale inviato dal corpo per avvisarlo che è in atto un processo dannoso e che di conseguenza devono essere evitate tutte le attività ad esso connesse, pena l’aumento dell’intensità del dolore. Si istaura così un circolo vizioso una vera fobia nei confronti del movimento (kinesiofobia) che porta il paziente a mantenere i comportamenti di evitamento. I comportamenti di evitamento motori che persistono nel tempo possono avere conseguenze dannose sia dal punto di vista fisico (perdita di  mobilità, di forza, di massa muscolare, fino alla cosiddetta sindrome da disuso) sia psicologico (perdita di autostima, depressione, sensi di colpa, preoccupazioni somatiche, isolamento sociale) che aumentano il grado di disabilità, il mancato utilizzo delle parti del corpo dolenti (disuso) e il livello di depressione. A loro volta disuso e depressione sono due fattori in grado di abbassare la soglia del dolore e contribuiscono alla sua cronicizzazione.

Che tipo di  movimento allora? Ecco io credo che bisogna partire  da qui.

Innanzitutto riscoprire il movimento come piacere. Ci deve piacere muoverci!!! Ci deve piacere stare con il corpo e con noi stessi!!! Ci deve piacere cercare una relazione con noi stesse attraverso il movimento.

Tutto nella vita è movimento. La vita cellulare e di tutti i sistemi per manifestarsi ha bisogno di movimento. Il movimento consente lo scambio, (di gas, di nutrimento…) Il movimento è quello che ci consente di entrare in relazione con l’ambiente. Non c’è vita se non c’è movimento. Quindi bisogna trovare una via, una possibilità di riconnettersi con un corpo che per anni ci ha mandato solo segnali spiacevoli ed è diventato un involucro pesante, fastidioso del quale vorremmo liberaci. Perché il dolore cronico produce proprio questa condizione.

C’è la necessità di muoversi ma soprattutto di utilizzare il movimento come strumento di relazione e la prima relazione che dobbiamo ricostruire è quella con noi stessi. Ma anche necessità di muoverci per rimettere in moto PENSIERI/PROGETTI/EMOZIONI intrappolati nel DOLORE

PRATICHE PSICORPOREEE

Lo Yoga è una disciplina che si inserisce nell’ambito delle discipline psicocorporee, terapie a mediazione corporea che possono essere di grande aiuto nella gestione del paziente con tale patologia.

Le pratiche chiamate psicocorporee agiscono su più livelli contemporaneamente: fisico, mentale, emozionale ed energetico. Le discipline di cui parlo sono numerose, nascono dalle tecniche millenarie della tradizione orientale e dalle tecniche dolci di origine occidentale. Parliamo delle diverse correnti e tipologie di Yoga, del Tai chi o del Qi Gong, della Bioenergetica e delle Ginnastiche dolci come l’Eutonia e il metodo Feldenkrais , Mézières e Bertherat.

Queste tecniche così diverse tra loro per origine e modalità, hanno un denominatore comune, agiscono sulla distensione attraverso il respiro e sulla consapevolezza, ovvero la percezione di sé.

Che tipo di movimento nelle pratiche psicocorporee

Gli elementi comuni nell’esecuzione di queste discipline dal punto di vista del tipo di movimento sono:

  • la leggerezza e la lentezza dei movimenti e assenza di sforzo poiché provoca eccessiva tensione;
  • si porta l’attenzione all’interno del corpo, ossia su tutto ciò che avviene in esso durante l’esercizio (respira­zione, circolazione sanguigna, battito cardiaco, localizzazione delle tensioni, aggiustamenti e riequilibri muscolari);
  • espansione della percezione e della sensazioni di benessere fino a che il corpo stesso agirà in maniera diversa e lo farà naturalmente;
  • corpo e mente lavorano insieme, la mente sarà svuotata dai pensieri e focalizzata sull’azione da compiere;
  • la respirazione, guidata o naturale, accompagna ogni pratica.

LO YOGA

Lo Yoga è una vasta e complessa corrente di pensiero che risale a 4000 anni fa anche se i primi scritti vengono collocati intono a 1600 a.c, composta da pratiche comportamentali che non si prefiggono di raggiungere fini materiali. Questo discorso è molto difficile per noi occidentali condizionati da una civiltà caratterizzata dal rendiconto.

E’ noto che lo Yoga sia nato in Oriente, in India, grazie a dei “pionieri” tradizionalmente definiti Yogin che hanno dedicato la vita alla pratica, alla sperimentazione e alla creazione di questa disciplina, che possiamo considerare come l’antenato di quasi tutti i sistemi e metodi di auto-miglioramento sviluppatisi oggi. Di certo la caratteristica principale che può essergli riconosciuta è quella di fornire una rinnovata vitalità al corpo e alla mente perchè fondamentalmente equilibria funzioni estremamente complesse del nostro corpo, e attraverso l’equilibrio fisiologico noi creiamo le condizioni per l’equilibrio psicologico, psichico. Può essere considerata una disciplina psicosomatica unica nel suo genere.

Cosa lo Yoga non e’?

  • non è uno sport, una ginnastica qualsiasi come purtroppo viene considerata nella nostra cultura, anche se una parte importante è riservata al corpo attraverso le asana, ma yoga non è solo asana;
  • non è una religione e non chiede un cambio di cultura e la pratica non esige l’adesione a una particolare dottrina filosofica;
  • non è solo per le persone magre, agili, sane, ma anzi !!! può essere praticato da chiunque;
  • non cura la malattia specifica con l’immediatezza cui siamo abituati nella medicina occidentale attraverso l’uso del farmaco.  Nel caso delle medicine complementari, e di tutte le medicine olistiche, l’obiettivo non è la semplice guarigione, ma di aiutare il paziente a raggiungere uno stato di benessere psico-fisico, un equilibrio tra corpo e mente.

Cos’e’ lo Yoga?

Molto concretamente questa disciplina è espressione di un processo attraverso il quale l’individuo può imparare a vivere in modo integrato e armonico. Le pratiche sono volte a neutralizzare ed eliminare tutto quanto conduce la persona verso uno stato di disagio e malessere. Poiché lo Yoga è essenzialmente una scienza per la crescita personale diventa simultaneamente una scienza per la salute e la guarigione. E’ una via pratica che tutti possono sperimentare, ad ogni età, e la costituzione fisica non deve e non può rappresentare un impedimento.

Tant’è vero che sempre di più oggi lo Yoga viene consigliato dai medici e ci sono studi scientifici che si stanno interessando degli effetti dei questa disciplina in numerose patologie. E questo fa si che lo Yoga viene praticato da sempre più persone (In Italia si considera 1 milione e duecentomila, 830 le scuole riconosciute. Nel mondo 250 milioni (7 miliardi di abitanti nel mondo)di persone, 20 milioni solo negli Stati Uniti,  fortunatamente.  Yoga in acqua o woga , appeso ad un’amaca,(antigravity) col trekking, col pilates, in compagnia del cane… power yoga per tonificare i muscoli, non è facile districarsi fra infinite tecniche  e nascono continuamente nuove mode.

Cosa significa Yoga?

Il termine Yoga, è un termine significativo quanto al tempo stesso vago. Un po’ come se usassimo la parola Musica, con la presunzione di poter dare l’idea di tutto ciò che essa rappresenta. Lo Yoga rappresenta un universo sconfinato, pieno di stili e sfaccettature

La parola Yoga significa unire, congiungere, legare insieme, possiamo dire che si tratta di un processo di “unificazione”.

Letteralmente Yoga – yug in sanscrito-  significa giogo, il giogo è  quello strumento che permette ai due buoi di andare nella stessa direzione.  Attraverso lo Yoga usiamo uno strumento che permette alle parti diverse e divise del nostro essere di andare nella stessa direzione, Tutto ciò che si allontana riportarlo al centro, non in modo violento, giudicante, ma con amorevolezza, in questo modo facciamo un cammino di unificazione del nostro essere. Un percorso di ri-unificazione progressiva che significa andare a raccogliere tutte quelle parti di noi che si sono un po’ disperse come se il nostro essere si fosse un po’ slabbrato, suddiviso in tante parti. C’è quindi bisogno di questo lavoro estremamente paziente,  dolce, amorevole, non deve essere un lavoro violento. I due buoi sono il simbolo dei due opposti che possono esserci e i primi due opposti con cui abbiamo a che fare è il corpo e la mente. Quindi una unione con noi stessi e con tutti gli oggetti esterni. Yoga significa quindi unione  delle varie parti dell’essere ma anche unione tra l’essere umano e il Principio divino.

Una via di autoeducazione

Quindi un processo in itinere. Mi piace proporvi e porre l’accento su lo Yoga come via di autoeducazione, un aspetto che ritengo particolarmente pregnante per la vostra esperienza di disagio. Lo Yoga è una via di ricerca, un’autoeducazione e il corpo è lo strumento che viene utilizzato. (A. Nuzzo)

Il corpo

Il corpo è lo strumento che lo Yoga utilizza cioè inizia ad agire sull’aspetto più esteriore della personalità: il corpo fisico che è un punto di partenza pratico e familiare. Tutto è nel corpo. E’ indispensabile passare per il corpo. Il corpo è l’unico luogo che ci fa rendere conto di essere vivi. Ma può accadere di allontanarci dal corpo per vari motivi per esempio per una situazione di dolore. Il dolore fisico prolungato  ci allontana dal corpo o ci fa porre un’attenzione impregnata di negatività, ci porta inconsciamente ad identificarci solo con la sensazione dolorosa ignorando tutte le altre sensazioni del corpo fino a non sentire più nulla, solo sensazioni dolorose.  Chi è in una condizione di dolore cronico perde contatto con il proprio corpo, non è più in grado di percepirlo come globalità e soprattutto non è in grado di percepire il flusso di vitalità che scorre all’interno del corpo. Diventa il suo dolore. Si identifica completamente con il dolore che è la sensazione più intensa che percepisce e che annulla ogni altra percezione. Nel dolore cronico si perde contatto con il corpo, si diventa dolore .

 

Quindi il primo aspetto fondamentale dello Yoga è ristabilire contatto con il corpo attraverso  le percezioni sensoriali.  Essere in contatto significa essere consapevoli di ciò che accade dentro di noi e intorno a noi. Molte persone si rendono conto di essere tese in generale, ma non percepiscono la costrizione che si può formare nella gola, nella parte posteriore del collo, nel diaframma, i nodi nei muscoli delle gambe. Mancando questa percezione non possono allentare le tensioni muscolari.

Quindi lo Yoga educa a conoscere le cose che accadono dentro di noi attraverso le informazioni sensoriali.

Il secondo aspetto è considerare le sensazioni come neutre, cioè accoglierle così come sono senza giudicarle, senza dare una definizione, senza volerle cambiare…cioè senza attivare processi mentali. C’è la sensazione in se stessa, che di per sé è fondamentalmente neutra, anche se si preferirebbe che non ci fosse.  Poi c’è la nostra definizione mentale di essa come dolorosa e di giudizio sulla sensazione: “non mi piace questa sensazione di dolore!”. Poi provare a non definire affatto la sensazione. Non devo catalogare l’informazione  (questo è caldo, freddo, dolore piace,  mi pace non mi piace..)= mi educo ad ascoltare senza informazione, senza parole, mi educo a penetrare il mio corpo solo ascoltando, questo mi deve bastare. In questo modo imparo a entrare in un mondo senza concetti, sena parole, imparo a conoscere la vita che pulsa dentro di me, che vibra senza riempirla di condizionamenti mentali legati alla memoria.

Come può aiutare lo Yoga nella fibromialgia ?

Secondo gli ultimi studi, Oregon Health & Science University,  il ricercatore James Carson ha dimostrato che la pratica dello yoga migliora il dolore e gli altri sintomi ed è stata considerato come un completamento delle altre terapie. Lo yoga, pur non avendo un obiettivo primariamente terapeutico, è particolarmente utile in un disturbo poliedrico come la fibromialgia e offre numerosi strumenti per gestire i sintomi come il dolore e la rigidità, lo stress, le alterazioni del ritmo sonno veglia  sono legati in modo irreversibile alla fibromialgia.

  1. Rigidita’ e tensione

Chi soffre di Fibromialgia è perennemente in uno stato di rigidità, tensione, fisica ed emotiva, la muscolatura è contratta e dolorante. Con la pratica dello yoga le sequenze dinamiche, posture statiche (asana) e respiro (pranayama) andiamo a produrre un drenaggio cioè un lavaggio interno, un lavaggio connettivale. Le posture vanno a muovere, a mobilizzare questo tessuto connettivale che è un tessuto di deposito (stoccaggio) delle tossine in eccesso, è un tessuto che connette tiene insieme gli organi ma non solo, al suo interno avvengono una serie di regolazioni.

Il tessuto connettivo è fatto di collagene che è importantissimo per la flessibilità dell’organismo, quando  vi sentite rigide vuol dire che in quelle zone il tessuto è diventato indurito fibrotico. Se c’è elasticità vuol dire che il tessuto è integro. Poi è costituito da altri elementi che trasportano nutrimento e altri che servono per la rigenerazione del tessuto. Anche attraverso il respiro dreno tossine, elimino Co2 quindi il movimento, il mantenimento della postura associata al respiro che fa da mantice, massaggio interno va a produrre un ricambio di tossine che migliorano la condizione del tessuto connettivo quindi di tutti i tessuti e organi.

  1. Il respiro

Nello Yoga  l’ascolto del movimento respiratorio (come sensazione) è fondamentale. Nello Yoga il respiro è il punto di connessione tra il corpo, il sistema nervoso autonomo (quello che controlla le funzioni degli organi interni) e la mente, per questo quando la mente è agitata, il respiro ne risente immediatamente turbando anche il corpo. Imparando ad ascoltare il respiro e a regolarlo però possiamo invertire questo processo e riuscire a ristabilire la natura calma migliorando la  capacità di concentrazione e di assorbire gli urti della vita. Detto in altri termini dal respiro dipende la nostra energia che nella tradizione indiana è chiamata prana e si riferisce sia all’energia vitale e fisica sia a quella emotiva e mentale.

Purtroppo tutti respirano più o meno male. La respirazione è il più grande atto vitale. Chi soffre di fibromialgia, a causa dello stato di tensione e dolore continuo,  tende inconsapevolmente a trattenere il respiro, ossia a respirare poco e male. ll respiro è vita, non solo perché ci mantiene in vita, ma perché aumenta la nostra energia vitale. Il respiro ampio crea apertura del corpo, dà maggior spazio alle articolazioni, ossigena tutta la muscolatura, rilassa gli organi interni, alleggerisce la spina dorsale, allevia il dolore, regala distensione e rilassamento e placa la mente. Respirare profondamente e in maniera naturale e completa significa rispettare noi stessi e il nostro corpo. Il nostro modo di respirare ci dà la misura per comprendere quanto siamo davvero aperti al nostro benessere.

Quando vedo le persone la prima cosa che chiedo è di respirare tranquillamente, spontaneamente. Spesso non vedo nessun movimento dell’addome e del torace. Allora chiedo “Respiri, non trattenga il respiro” e mi sento dire “sto respirando normalmente” se chiedo di respirare più profondamente  la persona fa uno sforzo e solleva il petto . Palpo lo stomaco sotto il torace e l’addome, duro, contratto la maggior parte delle persone sono contratte, dure, sono irrigidite a tal punto che non respirano. Ma soprattutto quando dico alle persone che la loro respirazione è completamente inesistente, rimangono meravigliate, cioè non sono consapevoli di non respirare.

Nello Yoga il respiro non è preso in considerazione in quanto interscambio gassoso: nei testi yogici non si fa mai riferimento all’anidride carbonica o all’ossigeno, che non sono comunque sperimentabili. Nello Yoga si parla di respiro come di una delle fondamentali attività esistenziali.

Si può dire che la qualità del nostro respiro equivalga alla qualità della nostra vita senza mai menzionare la qualità dell’interscambio gassoso, ma riferendosi direttamente alla qualità della meccanica respiratoria e dell’esperienza che si è in grado di farne.

  1. Stress

La fibromialgia ha come causa prevalente uno stress, o meglio, stress ripetuti, Non sappiamo come la sensazione di dolore e di una risposta anomala allo stress siano collegati, ma sappiamo che le persone con esperienza di fibromialgia sentono più dolore quando sono stressati. La fibromialgia in se è stressante. Trattare con un dolore costante, la fatica mentale e nuvolosità è stressante. Non essere in grado di realizzare le cose è stressante, soprattutto in ambito lavorativo, avere tensioni finanziarie è stressante. Il fatto che poche persone riescono a capire che cosa stai attraversando e si aspettano che tu ti comporti “normalmente” è stressante. Trattare con una malattia cronica e cambiamenti di vita è stressante. Questo è il carico di stress di ogni giorno. La riduzione dello stress è una parte importante della gestione del vostro fibromialgia.

Le pratiche dello Yoga vertono tutte alla riduzione dello stress e della gestione dei fattori stressogeni. Nella pratica attraverso il corpo ci si educa a fare delle pause.  Fare delle pause ogni tanto e solo stare seduti in silenzio e prestare attenzione a come ti senti. Sapere dove si sente lo stress prima.. Apprendere le strategie di gestione dello stress, come la visualizzazione, la meditazione e la respirazione. Queste tecniche consentono di diminuire il livello di sostanze neurochimiche che circolano nel nostro corpo, e contribuire a ridurre sia lo stress e il dolore.

Stretching e yoga sono la stessa cosa?

Lo Yoga non può essere confuso con lo stretching, perché il lavoro più importante che viene richiesto non è quello fisico ma coscienziale. Il mantenimento della posizione è attivo, continuamente sia nella dimensione fisica che mentale e coinvolge i circuiti superiori, l’attenzione a ciò che accade all’interno, rinforzando le connessioni tra la corteccia sensomotoria e i muscoli coinvolti. In questo modo i muscoli vengono percepiti con consapevolezza e gradualità e quando si saranno percepiti sarà è possibile gestire il rilassamento Durante lo stretching generalmente non vengono coinvolte le vie superiori, l’attenzione è scarsamente focalizzata e questo va a discapito anche della lunghezza muscolare che diventa temporanea. Nell’asana invece c’è una modificazione a lungo termine perché il muscolo impara una nuova lunghezza, un nuovo assetto, questo è acquisito tramite una riduzione delle tensioni riconosciute all’interno del muscolo non a modificazioni tissutali strutturali.

Antonella Boni

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